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Lampade per sbiancamento dentale

Lampade per l’attivazione del gel sbiancante nel trattamento in poltrona, comprese le versioni multifunzione che polimerizzano anche il composito. Sono uno strumento di supporto: il risultato lo fa il gel, la lampada accelera la reazione.

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Cosa fa davvero la lampada

Il perossido di idrogeno si scinde liberando radicali che rompono le molecole responsabili della pigmentazione. Quella reazione avviene comunque, ma energia e calore la accelerano: la lampada serve a ottenere in una seduta quello che altrimenti richiederebbe più tempo.

Va detto con onestà, perché è quello che il paziente chiede: il risultato finale dipende soprattutto dal gel, dalla concentrazione e dal numero di applicazioni. La lampada riduce i tempi, non trasforma un caso difficile in uno facile.

Le multifunzione

Alcuni modelli fanno tre lavori: sbiancamento, fotopolimerizzazione e rilevamento della carie. Su una postazione dove lo sbiancamento non è quotidiano hanno senso, perché il costo si distribuisce.

Un avvertimento però: verifica le lunghezze d’onda dichiarate per la modalità polimerizzazione. Se i tuoi compositi contengono fotoiniziatori come la lucirina TPO o l’ivocerina, che lavorano intorno ai 400 nm, una lampada con un solo LED nel blu non li attiva in profondità. Per quell’uso serve una poliwave dedicata.

Il calore è il parametro da controllare

È il punto più delicato di tutta la procedura. L’aumento di temperatura accelera la reazione ma è anche la causa principale della sensibilità post-trattamento, l’effetto collaterale che fa abbandonare i cicli a metà.

Le lampade a LED di generazione recente producono molto meno calore delle vecchie alogene e ad arco, ed è il motivo principale per cui le hanno sostituite. Cerca la potenza regolabile e i cicli temporizzati automatici: permettono di lavorare a intensità più bassa su un paziente che riferisce fastidio, invece di interrompere.

Il protocollo intorno alla lampada

Passaggio Perché non si salta
Valutazione preliminare Carie e restauri infiltrati vanno risolti prima: il gel che penetra fa male davvero
Igiene professionale A volte i “denti gialli” sono pigmento e tartaro, non colore del dente
Isolamento dei tessuti molli Diga liquida o barriera gengivale: il perossido concentrato ustiona la gengiva
Protezione oculare Occhiali filtranti per paziente e operatore, sempre
Desensibilizzante Prima e dopo, non quando il paziente si lamenta

E la cosa da dire prima di iniziare: compositi e ceramiche non sbiancano. Se il paziente ha un restauro visibile sugli anteriori, dopo il trattamento sarà più scuro del dente e andrà rifatto. Va messo nel preventivo, non scoperto dopo.

Manutenzione

Le superfici dei puntali e gli schermi protettivi si sporcano di gel e vanno puliti subito: il perossido residuo opacizza le ottiche e riduce l’intensità che arriva ai denti, in modo graduale e invisibile.

Vedi anche i gel sbiancanti professionali e i desensibilizzanti.