Sensori RVG intraorali
Sensori digitali per radiografia endorale, nei formati che coprono tutte le proiezioni. Il vantaggio rispetto alle placche è uno solo ma pesante: l’immagine compare sul monitor in pochi secondi, senza passaggi intermedi.
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I formati e a cosa servono
Le misure indicate — 30×20, 38×26, 39×27, 43×33 millimetri — si riferiscono all’area attiva, cioè alla parte che registra l’immagine. Non vanno confuse con l’ingombro esterno del sensore, che è sempre maggiore.
| Area attiva | Corrisponde a | Uso |
|---|---|---|
| circa 30×20 mm | Formato 1 (piccolo) | Anteriori, bambini, bocche piccole, pazienti con riflesso marcato |
| circa 38-43×26-33 mm | Formato 2 (standard) | Posteriori, bite-wing, uso quotidiano |
Chi ne compra uno solo prende il formato 2, che copre la maggior parte dei casi. Chi lavora molto con i bambini o in endodonzia tiene anche il piccolo: entra dove il grande non entra, e su un paziente che non tollera il sensore la differenza è fra fare la radiografia e non farla.
Cosa guardare oltre alla risoluzione
| Aspetto | Perché conta |
|---|---|
| Spessore e bordi arrotondati | Il sensore è rigido: lo spessore decide la tolleranza del paziente |
| Uscita del cavo | Laterale o posteriore, cambia molto il posizionamento sui posteriori |
| Robustezza del cavo | È il punto che si rompe per primo: verifica se è sostituibile |
| Formato dei file | Lo standard DICOM garantisce che le immagini restino leggibili cambiando software |
| Integrazione col gestionale | Evita esportazioni manuali a ogni radiografia |
| Garanzia e assistenza | Chiedi cosa copre la garanzia in caso di caduta o morso |
Sulla risoluzione vale una precisazione: oltre una certa soglia i valori dichiarati non corrispondono a un miglioramento diagnostico percepibile. Il fattore che incide di più sulla qualità dell’immagine resta il posizionamento.
La fragilità è il costo nascosto
Un sensore caduto o morso è un danno costoso, spesso non coperto da garanzia. Due accorgimenti che riducono il rischio: usare sempre il centratore, che tiene il sensore fermo e distribuisce la pressione del morso, e non lasciarlo mai penzolare dal cavo fuori dalla poltrona.
Il cavo va gestito con la stessa cura: le torsioni ripetute nello stesso punto sono la causa più frequente di guasto, e su molti modelli sostituire il cavo costa quasi quanto il sensore.
Igiene
I sensori non si possono sterilizzare in autoclave: il calore li distrugge. L’unica barriera è la guaina monouso, cambiata a ogni paziente, e sul cavo conviene una protezione aggiuntiva perché tocca il viso ed è quello che si maneggia di più.
Sensore o placche ai fosfori
Il sensore è immediato ma rigido, costoso e uno per postazione. Le placche ai fosfori sono flessibili come la vecchia pellicola, disponibili in tutti i formati, si sostituiscono a poco se si graffiano, e un solo scanner serve più poltrone — in cambio serve il passaggio nel lettore.
Vedi anche tutta l’apparecchiatura radiologica.