Guida luminosa lampada fotopolimerizzabile 12mm
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Lampade fotopolimerizzatrici, lampade per lo sbiancamento, rilevatori di carie e accessori. Sono strumenti a luce, dove quello che conta non è la potenza dichiarata ma la lunghezza d’onda: se non corrisponde a quella del materiale che stai usando, il risultato non arriva.
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Cosa trovi in questa sezione
| Apparecchio | A cosa serve |
|---|---|
| Lampade fotopolimerizzazione | Indurire compositi, adesivi e cementi fotoattivati |
| Lampade sbiancamento | Attivare il gel sbiancante nel trattamento in studio |
| Rilevatore carie | Diagnosi con fluorescenza, senza radiazioni |
| Accessori | Puntali, schermi protettivi, batterie e ricambi |
La lunghezza d’onda prima della potenza
La quasi totalità dei compositi contiene canforchinone, che si attiva intorno ai 450-470 nanometri: qualsiasi lampada LED moderna lo copre. Il problema nasce con i materiali che usano fotoiniziatori alternativi, come la lucirina TPO o l’ivocerina, che lavorano più in basso, verso i 400 nm.
Una lampada a LED singolo non arriva lì, e il materiale resta morbido in profondità pur sembrando indurito in superficie. Per questo esistono le lampade poliwave, con più LED a lunghezze d’onda diverse: se usi materiali di marche diverse, sono l’unica scelta che non ti lascia scoperto.
Prima di comprare, controlla sulle schede dei compositi che usi quale fotoiniziatore contengono. È un dato che i produttori dichiarano e che nessuno legge.
Il dato che conta davvero: quanta luce arriva al dente
L’irradianza dichiarata sul depliant è misurata all’uscita del puntale, in condizioni ideali. Nella bocca la distanza dal restauro è di qualche millimetro e l’intensità cala in fretta.
| Cosa guardare | Perché |
|---|---|
| Irradianza reale a distanza di lavoro | È quella che polimerizza, non il valore di targa |
| Diametro del puntale | Deve coprire tutto il restauro: se è più piccolo servono più esposizioni |
| Uniformità del fascio | Molte lampade hanno zone d’ombra ai bordi |
| Gestione del calore | Cicli lunghi e ravvicinati scaldano la polpa |
| Autonomia della batteria | Una batteria scarica riduce l’intensità prima di spegnersi |
Il radiometro è il modo per verificarlo: una lampada perde intensità nel tempo senza che nessuno se ne accorga, e i restauri che non tengono vengono attribuiti al materiale.
Protezione degli occhi
La luce blu affatica la retina, e in una giornata l’esposizione si ripete decine di volte. Lo schermo arancione in dotazione va usato sempre, e per l’operatore esistono occhiali filtranti dedicati. Guardare direttamente la punta mentre si polimerizza è un’abitudine che si paga negli anni.
Sbiancamento e rilevamento carie
Le lampade per lo sbiancamento accelerano l’attivazione del perossido nel trattamento in poltrona e vanno abbinate ai gel professionali, con i tessuti molli isolati.
Il rilevatore di carie lavora invece per fluorescenza: individua la demineralizzazione nei solchi prima che sia visibile, e permette di intervenire in modo conservativo. Non sostituisce la radiografia, la affianca dove la radiografia vede poco.